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	<description>Noleggio pullman Sicilia</description>
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		<title>Trapani</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:39:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trapani è mare, sole, vento, luce e non solo…. Trapani è anche colore, quello proveniente dalle campagne coltivate per lo più a viti da dove proviene l’ottimo vino trapanese e non solo, a Trapani si respira l’aria mediterranea di una città che sente forte l’influsso del Continente africano nel punto più vicino a quello europeo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trapani è mare, sole, vento, luce e non solo…. Trapani è anche colore, quello proveniente dalle campagne coltivate per lo più a viti da dove proviene l’ottimo vino trapanese e non solo, a Trapani si respira l’aria mediterranea di una città che sente forte l’influsso del Continente africano nel punto più vicino a quello europeo.</p>
<p>Ma Trapani è anche isole e come non ricordare l’isola di Favignana, dove se si potesse lanciare uno slogan si potrebbe dire, molto semplicemente, che <em>Favignana è bella, che a Favignana si sta bene e si mangia divinamente, </em>ma limitarsi ad affermare solo ciò sarebbe pur sempre poca cosa.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Ecco perché Favignana è scelta dai turisti, anche da quelli che decidono di visitare le altre isole minori della Sicilia ma a Favignana, una volta che ci hanno messo piede, finiscono per tornarci, perché l’isola è anche la “<em>capitale</em>” delle Egadi e di fatto sembra presidiarle, in particolar modo i due isolotti, Levanzo e Marittimo, che sembrano abbracciati proprio da Favignana.</p>
<p>Ma quel che a Favignana colpisce è la miscellanea di colori del mare con la vegetazione del luogo, a volte più dolce, a volte più selvaggia, un mix di suoni della natura, fra lo sciabordio delle onde del mare e lo stormire dei rami degli alberi mossi dal vento, quello stesso capace di inebriarti di odori e profumi provenienti dalla vegetazione lussureggiante e rada a volte nell’isola.</p>
<p>Del resto è lo stesso nome di Favignana che ci riporta al vento, visto che la denominazione dell’isola viene da “Favonio”, che null’altro è che il vento di ponente. Si diceva, a Favignana si mangia bene e come non si potrebbe in un’isola che basa l’intera economia sul turismo e sulla pesca, in particolare quella del tonno, basti guardare ciò che resta degli stabilimenti caseari che sul finire del milleottocento costituivano la spina dorsale dell’isola, per rendersi conto che fin dalla notte dei tempi, Favignana doveva essere il punto nevralgico della pesca del tonno.</p>
<p>Una cosa è certa, a Favignana non ci si annoia mai, basti pensare che per i golosi che la sera vogliono passeggiare nella piazzetta principale, ammirando fra l’altro la Cattedrale eretta nel 1704, si può dar sfogo al piacere del palato a <em>suon</em> di cannoli e granite con brioches.</p>
<p>Molto caratteristiche sono le soluzioni abitative per i turisti, pochissimi alberghi, pochi villaggi, ma in compenso tante case in affitto stagionale, un tempo dimora esclusiva dei pescatori. Per muoversi a Favignana si predilige la bici o la camminata a piedi, nell’uno o nell’altro modo è possibile coprire in più tappe i soli venti chilometri quadrati di superficie dell’isola e per scoprire i misteri e le bellezze di una terra che, prima o poi, si vorrà ancora visitare, basta poco, così come basta pochissimo per rimanere affascinati dall’intera isola.</p>
<p>Se avete dunque previsto un tour del genere, ricordate che da Palermo, via autostrada, siete distanti da Trapaniun centinaio di chilometri e, una volta sul posto, non vi resta che aspettare il traghetto che vi porta sull’isola che finirete per amare, sicuri di tornarci.</p>
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		<title>Palermo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:38:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Palermo è arte, edifici storici appartenenti ad un’epoca lontana, in certi casi neanche tanto remota, un simbolo della belle epoque di una certa aristocrazia di fine ottocento, fino a lambire gli inizi del novecento, che vive nella contraddizione apparente dei quartieri popolari contrassegnati dai mercatini rionali, con quelli nobiliari distanti a volte di lì a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palermo è arte, edifici storici appartenenti ad un’epoca lontana, in certi casi neanche tanto remota, un simbolo della <em>belle epoque </em>di una certa aristocrazia di fine ottocento, fino a lambire gli inizi del novecento, che vive nella contraddizione apparente dei quartieri popolari contrassegnati dai mercatini rionali, con quelli nobiliari distanti a volte di lì a poche centinaia di metri.</p>
<p>Palermo è dunque arte e, del resto, come si potrebbe non affermarlo davanti a palazzi come quello dei Normanni, residenza dei vicerè spagnoli e che in qualche modo rappresenta esso stesso il simbolo della città, come ben testimonia anche la Cappella Palatina che ben si inserisce in tale contesto.</p>
<p>Non a caso la storia ci insegna che la Sicilia è stata uno dei regni più lungimiranti che imperversarono nel Medioevo, dove la cultura, testimoniata proprio dagli edifici che popolano Palermo, ne sono l’esempio lampante e non solo, proprio l’intersecarsi di diverse culture e costumi, la conversione a diverse religioni, hanno attinto di qua e di là, il meglio delle diverse culture testimoniate dallo sforzo e dalla ricerca del bello e proprio  Palazzo dei Normanni non è che l’ultimo esempio fra i tanti, di questa sfavillante bellezza storica.</p>
<p>E se parliamo della Cappella Palatina, varrebbe eccome la pena di essere visitata e solo questo giustificherebbe un viaggio a Palermo, basti vedere le tante decorazioni che popolano le sale, gli affreschi, gli intarsi e i mosaici che hanno ispirato scrittori e poeti di ogni genere nella celebrazione del capoluogo siciliano.</p>
<p>Proprio nella Cappella Palatina si respira forte l’aria bizantina, coi suoi mosaici dorati, i personaggi della Bibbia raffigurati che campeggiano ovunque in un avvicendarsi della storia cristiana ripresa negli episodi della Genesi e dei Vangeli e, appunto, della Bibbia stessa. Ma la Cappella Palatina è anche un coacervo di stili che si rifanno anche alla cultura islamica e questo contrapporsi di forme potrebbe sembrare un contrasto eppure in questi edifici, nulla è fuori posto, al punto che anche il tetto del palazzo si sposa perfettamente con il resto dell’edificio, pur se appartenente a due scuole architettoniche di nazionalità tanto diversa.</p>
<p>Insomma, la vostra visita a Palermo sicuramente non può prescindere dall’itinerario riguardante i bei dintorni della città, ricordando e del resto, come si potrebbe scordarlo, lo splendido mare che bagna la metropoli e la collina e, poi salendo, fino a giungere in alto, su Monte Pellegrino da dove ammirare la città. Ma sarebbe davvero impossibile immaginare un tour di Palermo senza considerare le bellezze dell’architettura sia che si visiti Palazzo dei Normanni e la sua Cappella Palatina, sia che si guardi la superba Cattedrale e qualunque altro edificio dell’epoca, a perenne testimonianza delle diverse civiltà che si sono succedute in Sicilia.</p>
<p>Ma non dimentichiamo che, Palermo, come detto, è anche sede dei tanti mercatini rionali, come non ricordare il “Capo”, la “Vucciria”, il “Mercato delle Pulci”, che danno colore alla città, senza mai dimenticare l’arte culinaria palermitana che ha anche culmine con quella dolciaria ed in effetti, ultimare il tour nella città, senza nemmeno assaggiare le prelibatezze uniche delle friggitorie, ad esempio, le <strong>panelle col pane</strong> appena sfornato, senza gustarsi il gelato palermitano ed i dolci di ricotta, di cui il cannolo e la cassata coi canditi sono i rappresentanti maggiori, vorrebbe dire non essere mai stati a Palermo!</p>
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		<title>Agrigento</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Agrigento]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può parlare di Agrigento senza citare la Valle dei Templi? Sicuramente no, ma al di là dell’irripetibile scenario che si schiude agli occhi dei visitatori di fronte ad un pezzo importante della storia dell’umanità che da 2.500 anni ci tramanda al meglio i passi compiuti dall’uomo dalla Magna Grecia fino ai nostri giorni, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può parlare di Agrigento senza citare la Valle dei Templi? Sicuramente no, ma al di là dell’irripetibile scenario che si schiude agli occhi dei visitatori di fronte ad un pezzo importante della storia dell’umanità che da 2.500 anni ci tramanda al meglio i passi compiuti dall’uomo dalla Magna Grecia fino ai nostri giorni, la Valle dei Templi è al contempo punto di incontro con la natura, ora selvaggia, ora dolce, con le sue rarità e le sue inestimabili bellezze.</p>
<p><strong>Villa Aurea</strong></p>
<p>Un esempio di tanta magnificenza ce lo da, nella Valle dei Templi, Villa Aurea, una dimora ottocentesca costruita dalla nobiltà del tempo, incastonata fra piante aromatiche e fiori di grande e rara bellezza. Potrebbe essere questa la prima tappa una volta discesi dal pullman per iniziare il percorso nella Valle dei Templi, proseguendo per gli altri siti archeologici di raro valore storico e architettonico.</p>
<p><strong>Il Tempio della Concordia</strong></p>
<p>E parlando della Valle dei Templi, il pensiero va al Tempio della Concordia, lì, stagliato davanti a noi, coi suoi colori che sembrano modificarsi alla luce del sole e che paiono impadronirsi delle tonalità accese dalla vegetazione circostante per poi inebriarsi nei riverberi del mare che è lì collocato, apposta, per farsi ammirare.</p>
<p><strong>Il tempio di Giunone Lacinia</strong></p>
<p>Bastano pochi passi dal Tempio della Concordia per raggiungere l’altro importante tempio che è quello di Giunone Lacinia annesso all’ara dei sacrifici alla Dea e al suo grande altare raggiungibile grazie ad una scalinata e ai suoi dieci gradini. Un tour in questa meravigliosa “<em>macchina del tempo</em>” è proprio doveroso, perché ci porta indietro nella storia dell’uomo e si compie in un percorso fra alberi di mandorle e agavi fino al tempio di Ercole.</p>
<p><strong>Il tempio di Ercole, luogo di culto e riflessione interiore</strong></p>
<p>Il Tempio di Ercole è datato 510 Avanti Cristo, un tempo immenso che ha sgretolato l’antico edificio lasciando in piedi solo una parte dell’originario luogo di culto, ovvero, nove colonne, suggestive anch’esse, considerato che a rendere tutto più struggente pensa un paesaggio naturale straordinario, nel suo scrigno di piante secolari racchiuso, fra carrubi, ulivi e vecchie palme che sembrano svettare in cielo coi rami più alti.</p>
<p><strong>Fra templi e l’antica Akragas il paesaggio avvince di più</strong></p>
<p>Il resto del tour ci porta ad ammirare l’altro importante tempio, quello di Giove Olimpico, datato 480 Avanti Cristo, fino alle mura di Akragas, l’antica città di Agrigento dove è possibile ammirare le sue strade attraversate un tempo da carri, ne esistono ancora i vecchi solchi, ancora una volta il tutto immerso all’interno di una vegetazione intrisa di odori, aromi, soave frescura, quella proveniente dai cipressi, dagli ulivi piantati qua e là, che ovattano i suoni e persino lo scoccar delle ore, dei giorni, degli anni, dei millenni….. da quando, cioè, ha avuto inizio tutto questo, dalla civiltà ellenica, tramandataci fino ad oggi coi resti preziosi degli edifici sacri dell’epoca, a quella romana giungendo fino alla civiltà moderna e a noi, ad oggi, indimenticabile giorno del nostro viaggio nell’isola.</p>
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		<title>Caltanissetta</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:34:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Caltanissetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Caltanissetta è una di quelle città, nel cuore della Sicilia, che potrebbe essere visitata nel tour che ha anche previsto la vicina città di Enna. Tutto ciò, non certo perché Caltanissetta non detenga di suo bellezze tali da meritarsi un viaggio, tutt’altro, ma perché la città siciliana posta a quasi 570 metri di altezza dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caltanissetta è una di quelle città, nel cuore della Sicilia, che potrebbe essere visitata nel tour che ha anche previsto la vicina città di Enna.</p>
<p>Tutto ciò, non certo perché Caltanissetta non detenga di suo bellezze tali da meritarsi un viaggio, tutt’altro, ma perché la città siciliana posta a quasi 570 metri di altezza dal livello del mare, potrebbe rappresentare una logica prosecuzione itinerante nel cuore dell’isola.</p>
<p>Caltanissetta è posta in un alvo della Sicilia, dove è possibile ammirare i paesaggi naturali più duri, decisi e in certi punti persino impervi dell’isola, dove la geografia viene tormentata da una sequela di altipiani battuti da rocce che s’addolciscono in improvvisate pianure fino a giungere a nuovi promontori.</p>
<p>E’ questa la principale caratteristica che rende struggente il paesaggio nisseno, fino a giungere alla città, dove a colpire è la maestosità dei suoi palazzi storici ed in particolare della Cattedrale. Ma sarebbe un vero peccato giungere a Caltanissetta senza ammirare la sua “perla” più pregiata, il Castello di Mussomeli, lì, arroccato su una rupe, fin dal Medioevo, apparentemente irraggiungibile.</p>
<p>E se ricordiamo quanto detto del paesaggio che abbraccia Caltanissetta partendo da Enna e culminando ad Agrigento, capiamo bene di come difficile sia raggiungere questo antico maniero posto su una roccia a mo’ di torre di 80 metri di altezza. Ma una volta scalata la vetta, la vista che si può ammirare da lassù è davvero mozzafiato e ammirando l’intero castello ci si rende perfettamente conto che il suo costruttore, Manfredi III di Chiaramonte, che sul finire del 1.300, in pieno Medioevo, volle lasciare indenne quel senso di prestanza, magnificenza che con quell’edificio voleva trasferire ai visitatori, aveva sicuramente spiccato il senso del bello.</p>
<p>Il castello si apre al suo interno con una serie di solai posti su piani diversi interessati da sottopassaggi, scalinate e un po’ lugubri sotterranei. Non mancano i decori ed i fregi delle signorie che l’hanno posseduto nel tempo, così come facile è sicuramente l’accesso alle antiche scuderie. Finestre e aperture poste qua e là nella stanza affacciano sul magico paesaggio che si staglia di fronte agli occhi del visitatore.</p>
<p>Ma c’è una caratteristica importante del castello di Mussomeli che, ricordiamo, dista una settantina di chilometri da Caltanissetta, il fatto che, nonostante gli oltre 150 chilometri che lo separano da Catania, quando la vista è libera da nubi e la luminosità è buona, è possibile scorgere da lontano il vulcano Etna e questo… vi par poco?</p>
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		<title>Enna</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se qualcuno ancora crede che il capoluogo più alto d’Italia si trovi in una località alpina, si sbaglia. La città, capoluogo di provincia più alta si trova in Sicilia, a 950 metri di altezza, immersa nei monti Erei…. Insomma parliamo di Enna. Basterebbe solo questo per giustificare un comodo viaggio anche in pullman lungo l’autostrada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno ancora crede che il capoluogo più alto d’Italia si trovi in una località alpina, si sbaglia. La città, capoluogo di provincia più alta si trova in Sicilia, a 950 metri di altezza, immersa nei monti Erei…. Insomma parliamo di Enna.</p>
<p>Basterebbe solo questo per giustificare un comodo viaggio anche in pullman lungo l’autostrada Catania-Palermo, ad un’oretta di strada dai due capoluoghi siciliani in posizione quasi mediana. Proprio percorrendo l’autostrada è impossibile non notare Enna, arroccata come a presidiare quei territori che detengono la caratteristica di essere davvero unici e di una peculiarità paesaggistica straordinaria, grazie anche al fatto che una volta su Enna, il panorama mozzafiato che è possibile ammirare da quella altezza è davvero pregevole.</p>
<p>Basta infatti affacciarsi dal cosiddetto Belvedere della città, per perdersi con lo sguardo fra pianori, mezze colline e dirupi che contraddistinguono le linee del paesaggio fino all’orizzonte, ma non è tutto. Potrebbe bastare soltanto questo scenario per giustificare un viaggio a Enna? No, perché in questa città c’è dell’altro da vedere, ad esempio, le feste folcloristiche che si susseguono nel periodo pasquale e, soprattutto, gustarsi la visione mozzafiato della Villa del Casale di Piazza Armerina, una villa romana, caratterizzata da mosaici di grande fattura, senza dimenticare di visitare il sito di Morgantina, dove la civiltà greca s’è fusa con quella romana, dando luogo ad uno splendore di grande valore artistico e storico insieme.</p>
<p><strong>La Villa del Casale, non perdetela!</strong></p>
<p>La Villa del Casale è un concentrato di sfarzo del tempo e al contempo un luogo ove si sente vivo il senso della storia, lo vediamo bene ammirando i mosaici che si estendono, l’uno diverso dall’altro, nei tre piani dell’edificio, nelle 40 stanze e nei 3.500 metri quadri lastricati quasi ovunque da altri mosaici.</p>
<p>Una villa sfarzosa, dunque, la Villa del Casale, con la grande fontana del peristilio e le tre vasche attorno finemente decorate. Ma c’è un elemento che lega i diversi mosaici fra di loro, la scena raffigurante personaggi e momenti di vita domestica, lì tratteggiate come in perenne movimento con scene congiunte che acquisiscono luce, forma e spazio, proprio da quei piccoli tasselli di cui sono formati i mosaici. Lo stesso tema ripreso dalla vicina Morgantina, ad una dozzina di chilometri dalla Villa del Casale, dove pare si possa celebrare il culmine della città spettacolo, lo dimostra la invidiabile posizione geografica e l’area teatrale che le si apre attorno.</p>
<p>Insomma, Enna, che pare confinata in cielo, nel punto più alto in cui l’occhio sembra perdersi fra i banchi di nebbia che d’inverno l’avvolgono come a volerli inghiottire, è città da vedere, da ammirare, da scoprire anche per via di quella bellezza citata e per quelle caratteristiche che ne fanno non solo la più alta città d’Italia, ma forse, nel suo genere, la più spettacolare.</p>
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		<title>Messina</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:32:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il bello della Sicilia è che non esiste angolo dell’isola che non valga la pena visitare. Sia che ci si diriga nel cuore della regione, riscoprendo la natura più selvaggia, sia che si privilegi i centri storici della città, oppure si circumnavighi la costa. Una cosa è certa, la meraviglia è ciò che finisce per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bello della Sicilia è che non esiste angolo dell’isola che non valga la pena visitare. Sia che ci si diriga nel cuore della regione, riscoprendo la natura più selvaggia, sia che si privilegi i centri storici della città, oppure si circumnavighi la costa. Una cosa è certa, la meraviglia è ciò che finisce per incantare il turista.</p>
<p><strong>Capo Milazzo e Capo Calavà</strong></p>
<p>Percepiamo bene questa sensazione se, ad esempio, nel nostro tour che avremo effettuato in pullman scegliamo di visitare i 50 chilometri di costa che vanno, partendo da Messina in direzione di Palermo, fra Capo Milazzo e Capo Calavà. Impossibile non farsi meravigliare dalla spiaggia la cui sabbia sottile, quasi impalpabile, sembra scivolare nelle nostre mani delicatamente, per poi assistere, poco più in là, al variare del paesaggio, ora più duro, più deciso, interessato com’è da scure scogliere che si immergono  nell’acqua cristallina del mare che le bagna.</p>
<p><strong>Tindari e il suo teatro greco</strong></p>
<p>Ma uno sguardo più in alto ci palesa bene Tindari, un paese arroccato che pare, col suo teatro, dirigere l” orchestra” naturale che si agita più sotto. Se scegliamo di partire da Milazzo, da dove è possibile ammirare quel mare cristallino e incontaminato dai colori cangianti, non potremo fare a meno di ammirare al contempo più in là, a perdita d’occhio, le isole Eolie, che potrebbero divenire esse stesse, la nostra successiva tappa per un eventuale altro tour.</p>
<p>Ma, qualora decidessimo di trascorrere la serata a Milazzo, non avremmo sicuramente motivo di annoiarci, ciò grazie anche ai tanti locali di cui dispone il paese, locali che circondano il castello di Milazzo posto sul promontorio e che pare dominare l’intero centro marinaro, che di sera e nelle notti estive si anima e pullula di turisti.</p>
<p>Insomma, se abbiamo scelto questo viaggio, avremo al contempo ammirato uno dei posti più toccanti della Sicilia, dove la natura si presenta agli occhi del visitatore col suo mare, le sue spiagge, le sue scogliere, inserite in un contesto dove la storia antica dell’isola ci ha messo del suo per tracciare l’intero scenario e proprio Tindari, un tempo Tyndaris, antica città greca resa celebre anche per il suo teatro, esprime forte la sua presenza, dando senso e motivo a questo tour in uno dei più bei posti della più grande isola del Mediterraneo.</p>
<p>Da Tindari è infatti possibile ammirare tutto quanto si apre allo sguardo dei turisti, una distesa di mare che si perde a vista d’occhio, paesi che da lassù sembrano tutti uguali e che all’imbrunire, d’estate, si animano di luci e di colori, sempre pronti ad offrirsi al forestiero con un’amena sorpresa che converrà la pena sempre scoprire.</p>
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		<title>Ragusa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:31:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ragusa]]></category>

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		<description><![CDATA[Potreste immaginare di compiere il vostro tour in Sicilia pensando di ignorare Ragusa? Assolutamente no! Vi perdereste il trionfo del barocco che a Ragusa trova il suo massimo splendore e la sua massima espressione nel Duomo di San Giorgio e nelle tante vie del centro storico, per non parlare del fatto che punto di massima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potreste immaginare di compiere il vostro tour in Sicilia pensando di ignorare Ragusa? Assolutamente no! Vi perdereste il trionfo del barocco che a Ragusa trova il suo massimo splendore e la sua massima espressione nel Duomo di San Giorgio e nelle tante vie del centro storico, per non parlare del fatto che punto di massima elevazione di questo stile lo ritroviamo in paesi vicini al capoluogo come Noto, Scicli e Modica.</p>
<p>Proprio a metà strada fra la città di Ragusa e la costa, restiamo colpiti dalla opulenza del Castello di Donnafugata, la dimora estiva del barone Corrado Arezzo, trasformato in castello.</p>
<p>Ma il Castello di Donnafugata non è che l’esempio più alto di una architettura sfarzosa e ricca di spunti di rara fattura. Il maniero in questione è l’esempio di quando arte, cultura e bellezza si fondono insieme, del resto chi lo volle ardentemente, il barone Arezzo, pretese che all’interno delle spesse mura si racchiudessero le collezioni d’arte di maggior pregio, i libri più antichi, insomma, tutte le più grandi attitudini del nobile siciliano.</p>
<p>Ma il Castello di Donnafugata si distingue anche per la rara vegetazione che attornia l’edificio. Dodici ettari di parco coltivato in cui spiccano le 1.500 piante rare della zona, diviso in tre sezioni, il giardino francese, il giardino inglese e “<em>u jardinu siciliano</em>“ le cui coltivazioni sono per lo più rappresentate da agrumi.</p>
<p>La visita al castello ci palesa, all’interno, i suoi pregevoli dipinti, nei suoi 2.500 metri quadri di estensione e con le sue 122 stanze, dalla cucina, al teatro, ai salotti, alle camere da letto fino alla chiesa e fuori, dal labirinto ai tanti viali, soprattutto il viale del tramonto, con le tante fontane attive. Insomma, tutto questo è l’esempio vivente di come le famiglie aristocratiche del tempo intendevano la casa di villeggiatura e di come oggi, a distanza di quasi un secolo e mezzo da allora, quando nel frattempo il tutto si è arricchito delle tante leggende del tempo,  riescano tali edifici a farci ancora sognare, noi uomini e donne moderni che non si accontentiamo più, giustamente, di studiare la storia soltanto nei libri, ma che vogliamo viverla respirando quell’aria del tempo trascorso che nella splendida Ragusa pare essersi fermato per sempre!</p>
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		<title>Siracusa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:30:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe impossibile giungere a Siracusa, visitandola nei suoi posti più caratteristici, senza avvertire forte il sapore della storia di cui è intrisa l’intera cittadina a pochi chilometri da Catania. Quando a Siracusa parliamo di storia, ci riferiamo alla storia greca, una corsa all’indietro degli eventi che si materializza nelle sue strade, nei suoi palazzi, nei suoi vicoli del centro storico come a riecheggiare, nei passi che il turista compie nelle strade lastricate del centro cittadino, il senso del tempo trascorso.</p>
<p><strong>Ortigia, l’isolotto immerso nel mare e nella storia</strong></p>
<p>Ma la visita a Siracusa non può assolutamente prescindere dalla contestuale visita in quel chilometro quadrato appena di terra emersa che è rappresentata dall’isolotto di Ortigia, che guarda alla città di Siracusa come a proteggerla, a presidiarla, ad accompagnarla fra le attrazioni offerte dal centro aretuseo.</p>
<p>E che si percepisce forte il profumo del tempo passato durante una gita a Siracusa e all’isola di Ortigia, lo si coglie bene dai colori dell’architettura con la quale è edificata l’isoletta, a cominciare dagli stili, visto che si passa dal barocco, allo stile greco, passando per il gotico in un gioco di luci e in una policromia di tonalità determinatasi dal riverbero del mare cristallino tutto attorno agli antichi vicoli, alle vecchie strade, rimaste intatte nonostante il tanto tempo passato e che rende denso di profumi di acqua salmastra l’intero percorso per attraversare il piccolo centro.</p>
<p>Oggi che i siracusani hanno ben capito cosa significhi preservare certi preziosi gioielli come il Palazzo Bellomo, come le opere raffiguranti il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio e l’Annunciazione di Antonello da Messina, non si può e non si dovrebbe visitare la Sicilia senza far tappa in questo luogo in cui insistono eretti e sontuosi gli splendidi edifici svevi, aragonesi e barocchi dell’isola di Ortigia, senza visitare il Castello di Maniace che s’affaccia sullo splendido mare dell’antica città greca.</p>
<p>Del resto Ortigia è anche luogo di ritrovo per il turista che voglia dedicare a quest’isolotto un po’ del proprio tempo, lo dimostrano i tanti Bed&amp;Breackfast che sono lì, proposti a costi accessibili per il soggiorno, ad accogliere con la nota ospitalità siciliana i turisti che volessero farsi affascinare dallo struggente paesaggio isolano.</p>
<p>Una passeggiata nella caratteristica via Maestranza, immersi nella maestosità di palazzi nobiliari ai fianchi fino a giungere all’antico Teatro dei Pupi siciliani, ci da il senso del nostro viaggio nella cultura, da compiersi rigorosamente a piedi dal punto in cui avremo lasciato l’auto o il pullman utilizzato per raggiungere Siracusa.</p>
<p>Le tante botteghe artigiane, i negozietti colmi di prodotti tipici locali, i tanti ristorantini e, per gli amanti del buon vino, le diverse enoteche che affacciano sulla strada, completano al meglio la nostra giornata isolana. A questo punto a voi la scelta, o vi gustate un’ottima granita con brioche o vi concedete un bel tuffo nello splendido mare che bagna l’isolotto. Qualunque cosa facciate, vi rimarrà impressa nell’animo,  come un momento indimenticabile del vostro viaggio in Sicilia.</p>
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		<title>Catania</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 17:27:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un biglietto da visita lungo quanto tutta la “strada ritta” dei catanesi, la via Etnea, che come un’arteria pulsante riempie di energia e linfa vibrante il cuore di Catania. La via Etnea è strada antica, considerato che la sua nascita coincide con la ricostruzione della città avvenuta dopo il terremoto del 1693. In effetti scorgendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un biglietto da visita lungo quanto tutta la “<em>strada ritta</em>” dei catanesi, la via Etnea, che come un’arteria pulsante riempie di energia e linfa vibrante il cuore di Catania. La via Etnea è strada antica, considerato che la sua nascita coincide con la ricostruzione della città avvenuta dopo il terremoto del 1693. In effetti scorgendo i bellissimi palazzi che la circondano, guardando l’inizio della strada che si apre da Porta Uzeda, sembra puntare direttamente sull’Etna e ci si rende facilmente conto che parliamo di una strada pregevole non solo da un punto di vista ingegneristico, coi suoi quasi tre chilometri di lunghezza, ma anche e soprattutto da un punto di vista architettonico.</p>
<p>Via Etnea è infatti in grado di accogliere in sé non solo il nero colore della pietra lavica che la lastrica, ma insieme ai palazzi che sembrano avvolgerla e gli alberi fioriti che da piazza Cavour si stagliano diversificandosi, assume colori tali da sembrare il tracciato il vero salotto della città.<br />
Ma chissà come si sarebbe presentata diversamente via Etnea se non avesse goduto dello spettacolo sublime del Giardino Bellini che si apre al suo fianco fra fiori variopinti, piante esotiche e alberi d’alto fusto. Ma è il caldo forte, misto ad afa e vento africano, ad impadronirsi del visitatore che ammira i palazzi antichi di via Etnea, dalla piazza Stesicoro attraversati dall’arteria nel suo percorso dritto e, quasi come fosse consapevole della fatica per attraversarla, soprattutto nel tratto in salita, pare la “strada ritta” offrire ristoro ai viandanti con la “ fucina” sempre attiva di gelati che è possibile gustare nelle tante pasticcerie-gelaterie che s’affacciano su via Etnea.</p>
<p>Una strada che è anche luogo ideale per fare shopping, visto che da sempre sull’arteria si trovano le più belle vetrine di negozi che sembrano esserci stati da sempre, senza dimenticare mai i tanti chioschi dove sorseggiare una bibita fresca a base di sciroppo di frutta, seltz e limoni verdelli.</p>
<p><strong>Le ciminiere, da antica raffineria a centro di cultura</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ma c’è un elemento di Catania che accoglie a sua volta il forestiero, insieme a tutto il resto: le Ciminiere. Per la verità oggi di ciminiere ne sono rimaste soltanto otto, retaggio di quella zona industriale oggi dismessa ma che un tempo era luogo di raffinazione dello zolfo che veniva esportato, dopo essere stato lavorato, in tutta Europa. Non erano certo roba da poco i diversi opifici che dal porto si spostavano fino alla stazione, ettari ed ettari di pulsanti e vitali capannoni, successivamente chiusi all’inizio degli anni Cinquanta.</p>
<p>Oggi le Ciminiere sono un fulgido esempio di come sia possibile recuperare la storia passata per ricordarla e tramandarla, tant’è che quelli che dovevano essere spazi unicamente espositivi sono divenuti al contempo un grande Centro di cultura che s’affaccia in un incantevole scenario cittadino.</p>
<p><strong>L’Etna in eruzione, il vero biglietto da visita della città </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ma come si farebbe a raccontare Catania senza ricordare l’Etna in eruzione che, coperta di neve d’inverno, accoglie la lava rossa e incandescente sui suoi fianchi sciogliendola. Come si farebbe a raccontare la città senza far riferimento ai suoi dintorni, al mare che la bagna combinando gli scenari che da sabbiosi a scoscesi fino alla vicina scogliera, nera come la pietra lavica del vulcano, cambiano i colori nei più tenui fino allo scintillante color cobalto del mare.</p>
<p><strong>La provincia, Caltagirone, capitale della ceramica</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Parlare di Catania, dimenticando la provincia, sarebbe impossibile. Una provincia bagnata dal mare per larga parte e che poi si inerpica su per la collina e ancora più su sulla montagna, dall’altra, fino all’Etna. E in questo immaginario tour che potrebbe benissimo essere compiuto in pullman per poter raggiungere senza difficoltà i tanti centri a disposizione dei turisti, non si può non ricordare una meta unica come quella di Caltagirone, la città della ceramica, con le sue 150 botteghe artigiane che si tramandano di generazione in generazione e che per la festa patronale del 24 e 25 luglio si tinge di colore, alla stregua di un grande arazzo illuminato nei suoi 142 gradini delle scale di Santa Maria del Monte. Ogni gradino è un vero capolavoro a se stante, una meraviglia che si apre al visitatore che ha scelto Catania e la sua preziosa provincia quale tappa ideale per le sue vacanze e…. scusate se è poco!</p>
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		<title>Bmw serie 7</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 14:39:23 +0000</pubDate>
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